giovedì 10 novembre 2011

Se Assisi non fa notizia..

Il 27 ottobre scorso si è svolta ad Assisi la giornata di dialogo e preghiera tra gli esponenti delle religioni ed il Santo Padre Benedetto XVI. 25 anni fa il primo incontro di Assisi fece storia, oggi l’evento è scivolato sui giornali tra le notizie di secondo piano. Su “La Repubblica” era sommariamente raccontato a pag. 23 (appaiato ad un articolo sulle polemiche per uno spettacolo considerato blasfemo da cattolici oltranzisti).  Forse il sistema mediatico non è molto interessato alle buone notizie e agli sforzi per la pace, di sicuro nutre un rapporto controverso con le iniziative e le parole del Papa (è fresco fresco questo bell’articolo dell’Osservatore Romano che ce ne ripropone una storia http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/cultura/2011/260q11-Attualit--dell-inattuale.html&title=%20%20%20Attualit%C3%A0%20dell%E2%80%99inattuale%20%20%20&locale=it# ) .
Ad Assisi, sulla scia di quanto già pronunciato nel viaggio in Germania, il Papa ha invitato anche i non credenti, “cercatori di Dio”  più o meno consapevoli, ad impegnarsi per la pace.  È utile leggersi la coda del suo intervento:
L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? (...)
Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte (…).
 Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile.
Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere “pellegrini della verità, pellegrini della pace”.

Nei giorni successivi ho avuto l’occasione di ascoltare dal Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, qualche riflessione sull’evento. Riporto di seguito una sintesi (un po’ riadattata) del suo intervento:

L’incontro di Assisi, come i due precedenti, è stato oggetto (forse anche un po’ ostaggio, nel suo svolgimento molto formale) di critiche di sincretismo o di accuse da parte di frange oltranziste. E’ bene sgombrare subito il campo da ogni malinteso è precisare che cosa si intenda con l’espressione “dialogo interreligioso”.
Una definizione da manuale si può recuperare nel documento “Dialogo e Annuncio” (1991) elaborato del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso : “Ogni tipo di relazione interreligiosa positiva e costruttiva con individui e comunità appartenenti ad altre fedi, che sia mirato alla muta comprensione e al mutuo arricchimento, nel pieno rispetto della verità e della libertà”.
Non si tratta dunque  di un dialogo tra religioni, ma tra credenti. Lo scopo è conoscersi, scambiarsi opinioni, arricchirsi, senza negare la propria fede e senza l’intenzione di fare proselitismo. Dialogare non significa rinunciare alla propria religione, ma lasciarsi interpellare dagli altri per arricchire la propria vita spirituale. 

Per portare avanti il dialogo interreligioso, inoltre, sono necessarie alcune condizioni
  •  Avere una chiara identità della propria fede
  •  Essere umili, riconoscere i propri errori
  • Capire il valore dell’altro
  • Cercare la pace, l’amicizia, l’armonia tra i credenti,
Quali sono le modalità del dialogo?
1. Dialogo della vita, le relazioni buone, il “buon vicinato”.
2. Dialogo delle opere che prevede collaborazioni in vista del bene comune in vari ambiti: assistenziali, caritativi, di impegno sociale e politico.
3. Dialogo teologico, quando è possibile.
4. Dialogo delle Spiritualità.

In tal proposito si può rimandare anche ad un testo fondamentale per la riflessione cattolica quale LUMEN GENTIUM, n. 16: “il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna “.

L’incontro di Assisi ha messo in evidenza una dimensione diversa dallo scontro violento, quella della preghiera, perché la preghiera è lo specifico che le religioni possono offrire. Le religioni, infatti, sono in sé fattori di pace e la pace è ricerca della verità. Per l’appuntamento di quest’anno il Papa ha invitato molti capi religiosi e uomini di buona volontà. La giornata ha avuto alcuni elementi chiave: la meditazione, il silenzio, l’incontro, ma la novità consisteva nella presenza di alcuni non credenti e agnostici. In tal proposito il Card. Tauran ha ricordato un passaggio del messaggio pronunciato dal Santo Padre all’Angelus del 1° gennaio 2011: “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”.

Purtroppo all’incontro del 27 ottobre non c’è stata la possibilità di parlare insieme, ma c’è stato un grande rispetto gli uni verso gli altri e grande ossequio per la Chiesa. Tutti gli esponenti delle diverse religioni hanno sottoscritto l’impegno per la pace, mentre il desiderio di Dio è stato espresso fortemente anche dagli agnostici, rappresentati da uno stupendo intervento di Julia Kristeva. Ad Assisi si sono evidenziati temi e preoccupazioni condivise: il rispetto per la vita, la dignità della famiglia, la salvaguardia del creato, l’importanza della reciproca conoscenza.

Il Cardinale ha concluso il suo intervento con uno slancio di entusiasmo: “Avrete la fortuna di vivere in una società difficile! Dovrete annunciare il Vangelo nella sua radicalità. Occorre vivere il Vangelo nella sua radicalità, per fare la differenza. Ed occorre farlo uniti, come  comunità di credenti vivaci e consapevoli della propria fede”.

Cari “futuri preti del terzo Millennio”, avete capita l’antifona?

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