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martedì 13 marzo 2012

Parole per la Quaresima | REALISMO

È forte questo Gesù! 
Piace questo Gesù che crea scompiglio tra i mercanti, scaraventa per terra monete,  rovescia i tavoli dei cambiavalute tra agnelli in fuga e sbatter d’ali di colombe, lancia rimproveri turbinando una sferza di cordicelle tra gli uomini e le mercanzie. Il Gesù delle devozioni e dei santini qui non lo riconosciamo, ma ci convince il gesto risoluto contro chi traffica nel tempio di Dio. “Quando ci vuole, ci vuole..” – verrebbe da chiosare. 
Forse, però, si corre il rischio di compiacere un certo moralismo politically correct, allontanando le parole del Vangelo dal nostro cuore. E' fin troppo facile, allora, alzare subito il dito contro le bancarelle di rosari e statuine che affollano tanti santuari o scagliare anatemi contro i presunti affarismi degli ecclesiastici. 
Alla fine, dopo lo sfogo profetico, Gesù ci riporta con i piedi per terra. Nelle sue opere e nelle sue parole finiamo spesso per entrare soltanto con il nostro punto di vista fino a piegare nel senso che più ci è congeniale le parole del Vangelo. Ma Gesù è sempre più realista degli uomini. 
Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.
Non appena crediamo di sapere tutto su Gesù ci piovono sulla testa queste parole scomode. Forse miracoli non ne abbiamo ancora visti, (e d’altronde Giovanni ci parla soltanto di "segni") ma le nostre piccole "rivelazioni" hanno bisogno del tempo del discernimento. Gesù non si fida di una fede epidermica e su misura, costruita sulla meraviglia e il sentito dire.

Valentin de Boulogne, 1618, La Cacciata dei Mercanti dal Tempio, Roma, Galleria Barberini
Anche la mia fede si snoda su questi percorsi, attraverso passi falsi e passi indietro. Mi pareva che era l’ora di volare: invece è quella di studiare. Avevo capito di fare l’apostolo e convertire coi lucciconi agli occhi. Era l’ora dell’umiltà. Credevo che per parlare di Lui dovessi complicare la sintassi e scovare gli aggettivi giusti. Forse non ho ancora capito. Credevo che bastasse eliminare soldi, dolciumi al cioccolato e stravaganze borghesi. Ci voleva la conversione. 
Potrei continuare a lungo. D’altra parte i Vangeli non ci dicono mai tutto nei minimi dettagli, tanto che tra le mercanzie ribaltate da Gesù non finiremo mai di aggiungere qualcosa. Io dimentico di metterci anche me. Sembra facile la quaresima-dieta, ma sapere che quando Gesù ti guarda dentro ha già capito tutto .. talvolta mi rimane indigesto.

sabato 25 febbraio 2012

Parole per la Quaresima | PERSEVERANZA

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».(Mc 1,12-15)

Dopo le indicazioni sulla preghiera e il digiuno del mercoledì delle Ceneri il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci presenta il digiuno e la preghiera di Gesù. “Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto” : l’avvio della stringata narrazione di Marco ci avvisa subito che il tempo della prova non è primariamente il tempo di Satana, ma il tempo di Dio. Ci suona strano, ma forse anche la Quaresima non è primariamente il tempo dei nostri digiuni e dei nostri fioretti, ma tempo di grazia, di discernimento..di prova. 

Dopo “l’investitura” ufficiale di Gesù come Figlio durante il Battesimo (Mc 1,9-11) le tentazioni mettono subito alla prova l’obbedienza del Figlio. La fermezza con cui Gesù aderisce alla volontà del Padre è il frutto della sua preghiera e l’obiettivo della nostra. Nel Padre Nostro chiediamo a Dio : “sia fatta la tua volontà”; Giovanni ci assicura che “questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta” (1Gv, 5,14).
Le nostre tentazioni, in definitiva,  tentano di scalzare dal cuore la volontà del Padre puntando sulla nostra tiepidezza, sorprendendoci nella prova, confondendo le acque e orientando la mente ed il cuore sulla nostra volontà. La Quaresima è dunque il “deserto” della prova in cui coltivare la perseveranza.

Il seminario non è decisamente un deserto - anche se talvolta non mancano le “bestie selvatiche” ;^) - ma raccogliamo volentieri una preghiera per la perseveranza dei seminaristi.

Santa Caterina da Siena (1347 – 1380),  ha parlato spesso della perseveranza. Questo brano, estratto dalla lettera ad un sacerdote (Pietro di Giovanni Venture da Siena), mi sembra particolarmente illuminante. 
La perseveranza non è il frutto delle nostre qualità ascetiche o della nostra volizione, ma apertura sempre più incondizionata all’amore di Dio:

“«dove posso acquistare questa perseveranzia?». Rispondoti, che tanto serve la persona alla creatura, quanto l'ama, e più no; e tanto manca nel servizio, quanto manca l'amor; tanto ama, quanto si vede amare. Adunque vedi che dal vedersi amare viene l'amore; e l'amore ti fa perseverare. Quanto aprirai l'occhio dell'intelletto a ragguardare il fuoco e l'abisso della inestimabile carità di Dio inverso di te, il quale amore t'ha mostrato col mezzo del Verbo del Figliuolo; tanto sarai costretto dall'amore ad amarlo in verità con tutto il cuore e con tutto l'affetto e con tutte le forze tue, tutto libero schiettamente e puramente, senza niuno rispetto di propria utilità tua. Tu vedi che Dio t'ama per tuo bene, e non per suo; perocch'egli è lo Dio nostro che non ha bisogno di noi: e cosi tu, e ogni Creatura ragionevole, debbi amare Dio per Dio, in quanto egli è somma ed eterna bontà, e non per propria utilità; e il prossimo per lui. Poiché tu hai fatto lo principio, il fondamento nell'affetto della carità, subito il comincia a servire con lo strumento delle virtù. Sicché col lume e coll'amore acquisterai la virtù, e persevererai in essa. Ma avverti che, col vedere te essere amato da Dio, ti conviene vedere la colpa e ingratitudine tua, e aggravare la colpa nel cognoscimento santo di te, acciò tu non ti scordi della virtù piccola della vera umiltà, e acciocché tu non presuma di te, nè cadessi nel proprio piacere.  (...)

   E guarda che tu non ti fidassi di te medesimo; il quale fidare è uno vento sottile di reputazione che esce dall'amore proprio. Perocché subito verresti meno, e volteresti il capo addietro a mirare l'arato. (…) Fuggi, figliuolo, fuggi questo vento sottile del proprio piacere; e vattene, in tutto, nascosto in te medesimo, nel costato di Cristo crocifisso, e ine poni l'intelletto tuo a ragguardare il segreto del cuore. Ine s'accende l'affetto; vedendo ch'egli ha fatta caverna del corpo suo, acciò che tu abbia luogo dove rifuggire dalle mani de' tuoi nemici, e possiti riposare e pacificare la mente tua nell'affetto della tua carità. Ine troverai il cibo; perocché vedi bene che egli ti ha data la carne in cibo, e 'l sangue in beveraggio, arrostita in su la croce al fuoco della carità, e ministrato in su la mensa dell'altare,tutto Dio e tutto Uomo. Dissolvasi oggimai la durezza de' nostri cuori; ammollisi la mente a ricevere la dottrina di Cristo crocifisso.

mercoledì 22 febbraio 2012

Tempo di Quaresima: Mercoledì delle Ceneri

Con gli scossoni dell'anno liturgico i seminaristi blogger si riattivano lentamente; complici la dispersione natalizia e gli esami (in fondo il tempo del Seminario è in gran parte tempo di studio).
Dal seminario di San Miniato a Pistoia arriva una bella riflessione che ci apre alla Quaresima.

Come dice il Santo Padre, la Quaresima è: momento di conversione e di penitenza, “un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale”.


Non basta la parola c’è bisogno di testimonianza di vita, questo risulta dal messaggio per la quaresima 2012 del Santo Padre e dal documento “La porta della fede” per l’indizione dell’anno della fede.
Il Papa richiama alla lettura della Parola di Dio, alla formazione attraverso il Catechismo della Chiesa Cattolica (tutte cose che su internet si trovano senza spendere).

Ed ora non ci sarebbe altro da aggiungere perché solo per questo ci vuole una vita, comunque mi sento di dirvi questo: attraverso la sofferenza cresciamo verso il Bene, prima verso Dio e poi verso i fratelli; non è una sofferenza sterile, di dolore che ci provochiamo da soli, ma una sofferenza costruttiva, perché il Bene le più delle volte non è quello immediato e che subito vediamo, ma è un cammino spesso basato su scelte che ci superano cioè non provocano nell’immediato una gioia, ma è una esperienza che proviamo negativa ma che ci forgia verso il Vero Bene.

Dalle parole del Papa si capisce meglio: “solo credendo la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio… Quanti Santi hanno vissuto la solitudine! Quanti credenti, anche ai nostri giorni, sono provati dal silenzio di Dio mentre vorrebbero ascoltare la sua voce consolante! Le prove della vita, mentre consentono di comprendere il mistero della Croce e di partecipare alle sofferenze di Cristo, sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fede conduce. Noi crediamo con ferma certezza che il Signore Gesù ha sconfitto il male e la morte.

Infine vi dico: Dio ci parla con la sua Parola, leggete la Bibbia; noi rispondiamo alla sua chiamata e alla sua voce con la preghiera, pregate! 
Se potessi mostrarvi la forza della preghiera e della Parola di Dio, ve lo mostrerei, ma non so come, attualmente spero con tutto il cuore che nel mio poco e nel mio piccolo riesca a fare questo con la mia testimonianza di vita. 

domenica 18 dicembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | 4° Domenica di Avvento | Vangelo: Lc 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Un attimo. Il tempo del timore e dello stupore. L’esitazione di fronte a una parola che supera la nostra comprensione. Il pensiero di Maria è semplice e immediato: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Non c’è il tempo di riflettere a lungo sulle parole dell’angelo che riannodano l’istante di quella apparizione alla storia della salvezza. Le sue parole promettono il prodigio di un bambino che è Figlio dell’Altissimo. Poi, però, la storia si scioglie nella cronaca familiare. L’esempio di Elisabetta è a portata di mano: “nulla è impossibile a Dio..”. “Avvenga per me secondo la tua parola”.

In ogni vocazione si fa un’esperienza simile e ci si affida alla volontà di Dio. Non riusciamo a scorgere nulla aldilà della domanda, ma dentro quel mistero è racchiuso il segreto della nostra esistenza. Come farsi trovare pronti in quel momento? Nessuno, probabilmente, lo è mai stato. Solo Maria, l’Immacolata, seppure inconsapevolmente era pronta. Di fronte alla domanda decisiva tutto il resto trascolora e si confonde: dubbi, insicurezze, fragilità, felicità provvisorie, si perdono (almeno provvisoriamente!) una sull’altra. Occorre solo dire sì. Cosa sarà poi?

Adesso l’Avvento chiede il nostro silenzio. E’ questo il tempo di meditare sulle parole dell’angelo. Sulla promessa racchiusa nella parola che chiama.

Questo e altro (o forse altro e non questo), mi sembra di recuperare nel brano di questa Domenica. Il pezzo “A Sun Shines On Aimée”, chiude l’album d’esordio della promettente cantante svizzera Anna Aaron. 

L’album, “Dogs in Spirit”, mi ha immediatamente impressionato. Molti brani trovano ispirazione in episodi Biblici: dalla storia di Elia, a quella di re David, dal racconto di Sansone e Dalila, a Santa Giovanna, moglie di Cusa, citata nei Vangeli tra le donne al seguito di Gesù. La scrittura di Anna Aaron procede per suggestioni, cifre simboliche e accostamenti talora spiazzanti. Un po’ come la sua voce che raggiunge toni di limpidezza struggente e accenti più oscuri e abrasivi.   

Era come una visione
Era come il cielo sulla superficie dell’acqua
Ero impreparata per questo
Non avevo niente per saperne di più
E Maria piena di grazia
Colma fino all’orlo
a mescolare la tua febbre con i fantasmi
di tutto ciò che ti manca
Ho perduto tutte le idee a parte questa.

Was it like a vision
Was it like the sky upon the waterline
I had nothing for this
I had  not a single thing to know about
And Mary full of grace
Full to the brim
Mingling your fever with the ghosts
Of all that you miss
I’ve lost every image outside of this

giovedì 24 novembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | I° Domenica di Avvento 2011

Si può iniziare l’avvento con un Requiem?
E’ tempo di avvento: il Signore viene, il Signore è vicino, dunque: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”.
Un Vangelo così ci mette con le spalle al muro. Ma che vuol dire “vegliare?”
Come si fa a stare attenti? Il brano non dice molto di più sul ritorno del Signore:

«E’ come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Quando si invecchia o ci si accosta alla morte è più facile comprendere cosa significhi vegliare. Veglia, ad esempio, chi si è preparato tutta la vita all’incontro con il Signore, accogliendolo ogni giorno nei segni con cui si fa presente.
Una volta ho visitato un sacerdote alla fine dei suoi giorni: aveva il sorriso sulle labbra e la luce negli occhi. Era pronto. Aveva vegliato come il servo buono e fedele per tutta la vita nella prosa di ogni giorno. Un altro anziano sacerdote nel momento dell’agonia pregava spezzoni di preghiera, ora in italiano ora in latino. Dal fondo dell’animo, inconsciamente, riaffioravano le preghiere della giovinezza, custodite e recitate per tutta la vita. Anche lui vegliava, anche lui era pronto. 

Anche mia nonna veglia. Non si ferma un istante: sempre al lavoro, sempre a servire, sempre attenta e fedele nella sua semplicità contadina. Perseverante nella sofferenza e nella gioia, nella forza e nella debolezza.


Ha messo insieme tutta la sua gioia quando ha sorriso / ha sofferto tutta la sua gioia quando ha pianto ..
Si è affidato a un potere più alto / ha tenuto stretto il suo potere come un santo graal/ ha messo insieme tutta la sua fede nel successo /ha sofferto tutta la sua fede nel fallimento / Il suo cuore era più forte di una pallottola d’acciaio/ ed è per questo che gli dedico questa canzone / era un brav’uomo e ora non c’è più
  
Sono i versi di M.Ward, talentuoso folk-singer dalla voce un po’ così, che ha realizzato nel corso di un decennio una manciata di album memorabili. Il brano, “Requiem”, accompagnato da questo calzante videoclip, è estratto dall’album “Post-War” (2006).
Le parole di M.Ward richiamano le tensioni tipiche dei salmi, ma d’altronde la musica sacra, quella gospel, dice di averla nel sangue, assorbita fin dal grembo materno e in chiesa durante l’infanzia.

“Requiem” potrebbe essere la canzone per il nonno che non c’è più. Non abbiamo indicazioni precise, ma credo che possa aiutarci a sintonizzarci con il Vangelo di domenica. Forse, in questo senso, si può iniziare l’Avvento anche con un Requiem.

giovedì 10 novembre 2011

Se Assisi non fa notizia..

Il 27 ottobre scorso si è svolta ad Assisi la giornata di dialogo e preghiera tra gli esponenti delle religioni ed il Santo Padre Benedetto XVI. 25 anni fa il primo incontro di Assisi fece storia, oggi l’evento è scivolato sui giornali tra le notizie di secondo piano. Su “La Repubblica” era sommariamente raccontato a pag. 23 (appaiato ad un articolo sulle polemiche per uno spettacolo considerato blasfemo da cattolici oltranzisti).  Forse il sistema mediatico non è molto interessato alle buone notizie e agli sforzi per la pace, di sicuro nutre un rapporto controverso con le iniziative e le parole del Papa (è fresco fresco questo bell’articolo dell’Osservatore Romano che ce ne ripropone una storia http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/cultura/2011/260q11-Attualit--dell-inattuale.html&title=%20%20%20Attualit%C3%A0%20dell%E2%80%99inattuale%20%20%20&locale=it# ) .
Ad Assisi, sulla scia di quanto già pronunciato nel viaggio in Germania, il Papa ha invitato anche i non credenti, “cercatori di Dio”  più o meno consapevoli, ad impegnarsi per la pace.  È utile leggersi la coda del suo intervento:
L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? (...)
Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte (…).
 Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile.
Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere “pellegrini della verità, pellegrini della pace”.

Nei giorni successivi ho avuto l’occasione di ascoltare dal Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, qualche riflessione sull’evento. Riporto di seguito una sintesi (un po’ riadattata) del suo intervento:

L’incontro di Assisi, come i due precedenti, è stato oggetto (forse anche un po’ ostaggio, nel suo svolgimento molto formale) di critiche di sincretismo o di accuse da parte di frange oltranziste. E’ bene sgombrare subito il campo da ogni malinteso è precisare che cosa si intenda con l’espressione “dialogo interreligioso”.
Una definizione da manuale si può recuperare nel documento “Dialogo e Annuncio” (1991) elaborato del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso : “Ogni tipo di relazione interreligiosa positiva e costruttiva con individui e comunità appartenenti ad altre fedi, che sia mirato alla muta comprensione e al mutuo arricchimento, nel pieno rispetto della verità e della libertà”.
Non si tratta dunque  di un dialogo tra religioni, ma tra credenti. Lo scopo è conoscersi, scambiarsi opinioni, arricchirsi, senza negare la propria fede e senza l’intenzione di fare proselitismo. Dialogare non significa rinunciare alla propria religione, ma lasciarsi interpellare dagli altri per arricchire la propria vita spirituale. 

Per portare avanti il dialogo interreligioso, inoltre, sono necessarie alcune condizioni
  •  Avere una chiara identità della propria fede
  •  Essere umili, riconoscere i propri errori
  • Capire il valore dell’altro
  • Cercare la pace, l’amicizia, l’armonia tra i credenti,
Quali sono le modalità del dialogo?
1. Dialogo della vita, le relazioni buone, il “buon vicinato”.
2. Dialogo delle opere che prevede collaborazioni in vista del bene comune in vari ambiti: assistenziali, caritativi, di impegno sociale e politico.
3. Dialogo teologico, quando è possibile.
4. Dialogo delle Spiritualità.

In tal proposito si può rimandare anche ad un testo fondamentale per la riflessione cattolica quale LUMEN GENTIUM, n. 16: “il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non è neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna “.

L’incontro di Assisi ha messo in evidenza una dimensione diversa dallo scontro violento, quella della preghiera, perché la preghiera è lo specifico che le religioni possono offrire. Le religioni, infatti, sono in sé fattori di pace e la pace è ricerca della verità. Per l’appuntamento di quest’anno il Papa ha invitato molti capi religiosi e uomini di buona volontà. La giornata ha avuto alcuni elementi chiave: la meditazione, il silenzio, l’incontro, ma la novità consisteva nella presenza di alcuni non credenti e agnostici. In tal proposito il Card. Tauran ha ricordato un passaggio del messaggio pronunciato dal Santo Padre all’Angelus del 1° gennaio 2011: “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”.

Purtroppo all’incontro del 27 ottobre non c’è stata la possibilità di parlare insieme, ma c’è stato un grande rispetto gli uni verso gli altri e grande ossequio per la Chiesa. Tutti gli esponenti delle diverse religioni hanno sottoscritto l’impegno per la pace, mentre il desiderio di Dio è stato espresso fortemente anche dagli agnostici, rappresentati da uno stupendo intervento di Julia Kristeva. Ad Assisi si sono evidenziati temi e preoccupazioni condivise: il rispetto per la vita, la dignità della famiglia, la salvaguardia del creato, l’importanza della reciproca conoscenza.

Il Cardinale ha concluso il suo intervento con uno slancio di entusiasmo: “Avrete la fortuna di vivere in una società difficile! Dovrete annunciare il Vangelo nella sua radicalità. Occorre vivere il Vangelo nella sua radicalità, per fare la differenza. Ed occorre farlo uniti, come  comunità di credenti vivaci e consapevoli della propria fede”.

Cari “futuri preti del terzo Millennio”, avete capita l’antifona?