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sabato 24 dicembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | Natale 2011 | Vangelo: Mt 1,1-25

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram..

Il Vangelo della messa Natalizia prefestiva si apre, nella forma estesa, con un lungo elenco di nomi. I primi ci suonano familiari: sono i grandi patriarchi della tradizione biblica. Quelli che seguono, e che causano innumerevoli problemi di dizione ai lettori, ci annoiano subito. Che motivo c’è di leggere ogni volta tutti questi nomi arzigogolati? 

Se facciamo attenzione, però, vi ritroviamo tutta la storia di Israele, dall’alleanza e la promessa di Abramo, fino a Re Davide. Dal re Davide si arriva fino alla grande tragedia storica d’Israele, la deportazione a Babilonia. Dalla Deportazione l’elenco riparte fino a Gesù. Scorrono i grandi momenti della storia di Israele, cioè della storia della Salvezza. E’ anche la nostra storia e la nostra salvezza.

“In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici”.

Mi piace pensare a questo lungo elenco come ai preparativi di un regalo. Per confezionare un regalo speciale, qualcosa di interamente pensato, prodotto, confezionato con le nostre mani -proprio per quella persona e quella soltanto- occorre progettualità, dedizione, tempo.
Così, in un certo senso, ha fatto Dio con Gesù, preparando con amore infinito la Sua venuta nei secoli, inserendo fin dall’oscurità dei tempi la Sua persona nelle vicende e nelle generazioni degli uomini.

Nell’ultima udienza del Papa, pronunciata mercoledì scorso, questo aspetto è illustrato con limpida evidenza:  “L’Eterno è entrato nei limiti del tempo e dello spazio, per rendere possibile «oggi» l’incontro con Lui. I testi liturgici natalizi ci aiutano a capire che gli eventi della salvezza operata da Cristo sono sempre attuali, interessano ogni uomo e tutti gli uomini”  (Udienza di mercoledì, 21 dicembre 2011)

Il brano che vi suggerisco per questo Natale non ha parole. E in effetti mi piace segnalarlo per il video che lo accompagna. Il pezzo, “Ensure your Reservation” (ma in un primo momento era chiamato “the Cane”), è estratto dall’album “Together we’re Heavy” (2004) dei Polyphonic Spree.



Il brano propone la vena psych-pop sinfonica dell’ensemble di esagitati guidata da Tim DeLaughter. Leziosi e ridondanti fino all’eccesso, si propongono sul palcoscenico vestiti di lunghe tuniche colorate, saltando e sorridendo come dei folletti.
Il video, decisamente più contenuto rispetto alla media dei loro video, era contenuto nel DVD che accompagnava l’album.

Buona Visione e.. Buon Natale!

domenica 18 dicembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | 4° Domenica di Avvento | Vangelo: Lc 1, 26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Un attimo. Il tempo del timore e dello stupore. L’esitazione di fronte a una parola che supera la nostra comprensione. Il pensiero di Maria è semplice e immediato: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Non c’è il tempo di riflettere a lungo sulle parole dell’angelo che riannodano l’istante di quella apparizione alla storia della salvezza. Le sue parole promettono il prodigio di un bambino che è Figlio dell’Altissimo. Poi, però, la storia si scioglie nella cronaca familiare. L’esempio di Elisabetta è a portata di mano: “nulla è impossibile a Dio..”. “Avvenga per me secondo la tua parola”.

In ogni vocazione si fa un’esperienza simile e ci si affida alla volontà di Dio. Non riusciamo a scorgere nulla aldilà della domanda, ma dentro quel mistero è racchiuso il segreto della nostra esistenza. Come farsi trovare pronti in quel momento? Nessuno, probabilmente, lo è mai stato. Solo Maria, l’Immacolata, seppure inconsapevolmente era pronta. Di fronte alla domanda decisiva tutto il resto trascolora e si confonde: dubbi, insicurezze, fragilità, felicità provvisorie, si perdono (almeno provvisoriamente!) una sull’altra. Occorre solo dire sì. Cosa sarà poi?

Adesso l’Avvento chiede il nostro silenzio. E’ questo il tempo di meditare sulle parole dell’angelo. Sulla promessa racchiusa nella parola che chiama.

Questo e altro (o forse altro e non questo), mi sembra di recuperare nel brano di questa Domenica. Il pezzo “A Sun Shines On Aimée”, chiude l’album d’esordio della promettente cantante svizzera Anna Aaron. 

L’album, “Dogs in Spirit”, mi ha immediatamente impressionato. Molti brani trovano ispirazione in episodi Biblici: dalla storia di Elia, a quella di re David, dal racconto di Sansone e Dalila, a Santa Giovanna, moglie di Cusa, citata nei Vangeli tra le donne al seguito di Gesù. La scrittura di Anna Aaron procede per suggestioni, cifre simboliche e accostamenti talora spiazzanti. Un po’ come la sua voce che raggiunge toni di limpidezza struggente e accenti più oscuri e abrasivi.   

Era come una visione
Era come il cielo sulla superficie dell’acqua
Ero impreparata per questo
Non avevo niente per saperne di più
E Maria piena di grazia
Colma fino all’orlo
a mescolare la tua febbre con i fantasmi
di tutto ciò che ti manca
Ho perduto tutte le idee a parte questa.

Was it like a vision
Was it like the sky upon the waterline
I had nothing for this
I had  not a single thing to know about
And Mary full of grace
Full to the brim
Mingling your fever with the ghosts
Of all that you miss
I’ve lost every image outside of this

venerdì 9 dicembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | 3° Domenica di Avvento 2011 | Vangelo: Gv 1, 6-8. 19-28

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. (1 Ts 5, 16-18, dalla Seconda Lettura della 3° Domenica di Avvento).

Questa è la domenica della gioia, del “Gaudete”: ovvero “rallegratevi”!  Ma ci sono momenti in cui anche la Scrittura può sembrare fuori luogo. Come si può essere “sempre lieti”? Pur con tutta la nostra buona volontà -verrebbe da dire- i momenti di difficili non ce li toglie nessuno!
Come se non bastasse questa è pure “volontà di Dio”! Ma non lasciamoci sfuggire la precisazione dell’apostolo Paolo: “è volontà di Dio .. in Cristo Gesù”.

Il Gesù di cui Paolo parla ai suoi cari Tessalonicesi “è morto per noi, perché sia che vegliamo sia che dormiamo viviamo insieme con lui”. Agli stessi Tessalonicesi, d’altronde, non erano mancata la persecuzione e le sofferenze per Cristo: “anche voi avete sofferto le stesse cose..hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, hanno perseguitato noi..”

Nel brano del Vangelo anche il Battista è messo alla prova. L’evangelista Giovanni ci presenta un serrato interrogatorio con sacerdoti, leviti e farisei: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». 

Luce e tenebre si alternano in un dialogo che procede per ripetute negazioni. E il finale non scioglie gli interrogativi fino a lasciare spiazzati: “in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo”.

Che dobbiamo pensare? Brancoliamo nelle tenebre e non riconosciamo la presenza di Gesù che viene. Neppure in questo tempo di Avvento. Nelle tenebre, però, Giovanni rende testimonianza alla luce e Paolo e i Tessalonicesi rendono testimonianza nella letizia.  E noi?

Questa domenica la affidiamo al brano di una band cattolica a stelle e strisce. Nel panorama musicale statunitense non è difficile incontrare musicisti che cantano la propria fede (o i suoi relativi problemi) in maniera più o meno evidente. I più ferventi sono spesso raccolti sotto l’etichetta di Christian-music (o -folk o -rock a seconda del genere). La stragrande maggioranza proviene dalle variegate chiese di matrice protestante: battisti, pentecostali, e chi più ne ha più ne metta.


Gli Innocence Mission, guidati dai coniugi Karen and Don Peris, rappresentano un’eccezione. Il nome è già un programma e cela quattro ex-compagni di scuola (oggi un po’invecchiati) dichiaratamente cattolici, ma che sfuggono alle etichette della musica confessionale. Un po’ folk un po’ dream-pop, un po’ minimalisti, i loro brani scivolano dolcemente uno dopo l’altro, guidati dalla voce limpida e “innocente” di Karen Peris.

“God is love” è tratto dal loro ultimo album “My Room in the Trees” (2010) e mi sembra che possa commentare bene le letture di questa domenica:

Rain or shine
This street of mine is golden
Rain or shine
This street of mine is golden

Con la pioggia o con il sole
Questa mia strada è d’oro
Con la pioggia o con il sole
Questa mia strada è d’oro

With the gold of hickory leaves
I can walk under these clouds
Rain or shine
This street of mine is golden

Nell’oro delle foglie di noce
Posso camminare sotto queste nuvole
Con la pioggia o con il sole
Questa mia strada è d’oro

God is love
And love will never fail me
God is love
And love will never fail me

Dio è amore
E l’amore non mi abbandonerà mai
Dio è amore
E l’amore non mi abbandonerà mai

giovedì 24 novembre 2011

SEGNALAZIONI STONATE 2.0 | I° Domenica di Avvento 2011

Si può iniziare l’avvento con un Requiem?
E’ tempo di avvento: il Signore viene, il Signore è vicino, dunque: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”.
Un Vangelo così ci mette con le spalle al muro. Ma che vuol dire “vegliare?”
Come si fa a stare attenti? Il brano non dice molto di più sul ritorno del Signore:

«E’ come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Quando si invecchia o ci si accosta alla morte è più facile comprendere cosa significhi vegliare. Veglia, ad esempio, chi si è preparato tutta la vita all’incontro con il Signore, accogliendolo ogni giorno nei segni con cui si fa presente.
Una volta ho visitato un sacerdote alla fine dei suoi giorni: aveva il sorriso sulle labbra e la luce negli occhi. Era pronto. Aveva vegliato come il servo buono e fedele per tutta la vita nella prosa di ogni giorno. Un altro anziano sacerdote nel momento dell’agonia pregava spezzoni di preghiera, ora in italiano ora in latino. Dal fondo dell’animo, inconsciamente, riaffioravano le preghiere della giovinezza, custodite e recitate per tutta la vita. Anche lui vegliava, anche lui era pronto. 

Anche mia nonna veglia. Non si ferma un istante: sempre al lavoro, sempre a servire, sempre attenta e fedele nella sua semplicità contadina. Perseverante nella sofferenza e nella gioia, nella forza e nella debolezza.


Ha messo insieme tutta la sua gioia quando ha sorriso / ha sofferto tutta la sua gioia quando ha pianto ..
Si è affidato a un potere più alto / ha tenuto stretto il suo potere come un santo graal/ ha messo insieme tutta la sua fede nel successo /ha sofferto tutta la sua fede nel fallimento / Il suo cuore era più forte di una pallottola d’acciaio/ ed è per questo che gli dedico questa canzone / era un brav’uomo e ora non c’è più
  
Sono i versi di M.Ward, talentuoso folk-singer dalla voce un po’ così, che ha realizzato nel corso di un decennio una manciata di album memorabili. Il brano, “Requiem”, accompagnato da questo calzante videoclip, è estratto dall’album “Post-War” (2006).
Le parole di M.Ward richiamano le tensioni tipiche dei salmi, ma d’altronde la musica sacra, quella gospel, dice di averla nel sangue, assorbita fin dal grembo materno e in chiesa durante l’infanzia.

“Requiem” potrebbe essere la canzone per il nonno che non c’è più. Non abbiamo indicazioni precise, ma credo che possa aiutarci a sintonizzarci con il Vangelo di domenica. Forse, in questo senso, si può iniziare l’Avvento anche con un Requiem.